Attualità - 25 luglio 2025, 11:35

Tartaruga Caretta caretta soccorsa al largo di Imperia: affidata alle cure dell'acquario di Genova

L'animale è stato avvistato in difficoltà nel pomeriggio di ieri

La tartaruga Caretta caretta soccorsa ieri pomeriggio al largo d’Imperia è stata trasferita all’acquario di Genova.

L'animale è stato avvistato dall'equipaggio del servizio navale della guardia di finanza a cui è parso che avesse difficoltà a immergersi. È stata allertata la guarda costiera che ha coordinato l’intervento degli esperti chiamando l’acquario di Genova e l'associazione Delfini del Ponente.

La tartaruga è un esemplare di 58 cm di lunghezza e 55 cm di larghezza e del peso 25,6 kg. L’animale è stato trasferito all’acquario di Genova grazie agli agenti dei carabinieri forestali del Nucleo CITES di Imperia ed è stato preso in cura dallo staff medico-scientifico della struttura genovese. È stata effettuata una prima visita, attualmente in buone condizioni generali. Sono in corso ulteriori accertamenti per approfondire il suo stato di salute.

L’acquario di Genova interviene sulle tartarughe marine in difficoltà dal 1994 e dal 2009 è referente istituzionale per la Regione Liguria per il recupero delle Caretta caretta (accordo Stato-Regioni). Nel 2017 è stato riconosciuto ufficialmente come centro di recupero e lunga degenza delle tartarughe marine dal Ministero della transizione ecologica.

"Chiunque avvisti un esemplare in stato di difficoltà -ricordano dall'acquario-  deve allertare immediatamente la Guardia Costiera, chiamando il numero 1530 o il 112, che a sua volta contatta immediatamente gli esperti che valutano il caso e la necessità effettiva di intervento e danno indicazioni su come operare. Nessuno è autorizzato a recuperare di propria iniziativa (anche se a fin di bene) le tartarughe prima di avere il nulla osta dalla Guardia Costiera: la cattura delle tartarughe è vietata dalla legge, in quanto specie protetta dalla Convenzione CITES".

Diverse sono le cause che portano al ricovero degli animali. Tra le principali: interferenze con le attività di pesca, reti fantasma in cui rimangono imprigionate, ami di palamiti nella cavità boccale o nel tratto digerente, reti a strascico e da posta, ingestione di corpi estranei, quali ad esempio sacchetti di plastica scambiati per meduse che fanno parte della dieta naturale di questi rettili; impatto con imbarcazioni a motore, che arrecano traumi e ferite sul carapace o sul capo, a volte letali; patologie debilitanti che provocano lo spiaggiamento dell’animale; sversamenti o presenza di petrolio.