Accadde Oggi - 24 luglio 2025, 07:00

24 LUGLIO 1982. Nuovo fenomeno migratorio: i ricchi professionisti tedeschi lasciano casa e lavoro in Germania per trasferirsi a Dolcedo per fare i...contadini

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Ingegneri elettronici, periti tecnici, insegnanti, diplomati o laureati. Qualcuno già in pensione, hanno tutti in comune una cosa: aver lasciato da pochi o tanti anni la loro casa e il loro lavoro in Germania per dedicarsi all'agricoltura

"Sono venuti in Italia, qui in Val Prino e hanno acquistato tramite la liquidazione una casa e un appezzamento di terreno più o meno grande - raccontano gli anziani di Dolcedo, seduti sulle panchine al fresco, in piazza - quasi tutti vivono esclusivamente con i prodotti della terra e degli animali che allevano". Sinora sono una sessantina le famiglie stanziali ma, grazie al tam tam e al passaparola, il numero è destinato a crescere vorticosamente. Si tratta ormai di una vera e propria colonia teutonica fuori dai loro confini.

Quando, magari nella stagione estiva tornano per qualche settimana nel loro Paese a trovare parenti e amici, le loro case dolcedesi non rimangono però vuote, visto che il fenomeno dell'affitto o del subaffitto, rigorosamente ai connazionali, è parecchio diffuso e si sta estendendo a macchia d'olio. "Molti si sono trasferiti qui a Dolcedo con moglie e figli, questi ultimi già frequentano le scuole elementari e l'asilo del paese - proseguono gli anziani testimoni del fenomeno migratorio dalla Germania - in maggioranza si tratta di  giovani intorno ai 30-35 anni. La loro è una scelta di vita: via giacca e cravatta ed abiti firmati per vestire più comodi jeans, scarponi e camicie di flanella". Molti, appena arrivati, sapevano a malapena tenere in mano zappa, aratro e tridente ma ora le maneggiano come perfetti agricoltori

Ma perché la fuga dal benessere tedesco? Rada, 33 anni, originario di Francoforte, perito elettronico ma da anni coltivatore diretto a Dolcedo, è netto. "Quando superi i trenta ti assale una specie di crisi di identità, anche sociale - conferma - non sai più chi sei e che cosa vuoi dalla vita. E allora decidi di cambiare radicalmente, così ho fatto io. Sotto il profilo pratico non è stata un'impresa semplice. Prima di stabilirmi qui ho dovuto risparmiare moltissimo per poter comprare la casa e terreno. Lo stesso hanno fatto altri miei connazionali". Storie simili se non uguali. Molti, per avere garantita l'assistenza sanitaria e per essere tutelati sotto il profilo sindacale, si sono anche iscritti all'associazione dei coltivatori diretti di Imperia. Facendo così, si è certi di poter continuare a fare gli agricoltori tranquillamente.

Gli stranieri che si sono trasferiti a Dolcedo, Prelà, Tavole e più genericamente in Val Prino si sono di fatto italianizzati, integrandosi alla grande con i locali e abbandonando usi e costumi tradizionali. "Tranne la birra, quella resta la nostra bevanda tradizionale in tavola", sorridono. "Pur essendo ormai parecchi, non stanno molto insieme - spiega il sindaco, Paolo Gandolfo - le famiglie che hanno ottenuto la residenza anagrafica a Dolcedo sono complessivamente poco più di 150, circa 600 persone. La maggior parte, esclusi naturalmente quelli che ora fanno i coltivatori, non abita a Dolcedo per tutto l'anno. Durante alcuni mesi, soprattutto quelli estivi, affittano le case comprate anni fa e completamente ristrutturate. In questo modo riescono a guadagnare parecchi soldi: mentre sono in Germania attraverso amici e conoscenti, spargono la voce della casa libera per l'estate e trovano sempre qualcuno disposto ad affittarla, naturalmente a un prezzo molto alto. Nel paese quindi, c'è un costante ricambio di tedeschi".

Giorgio Bracco