Anche il Comprensorio Alpino Imperiese è contrario al parco eolico Monti Moro Guardiabella.
Il CaIm ha inviato le proprie osservazioni al ministero della Transizione ecologica, sottolineando come il "severo impatto ambientale che il parco causerebbe, sarebbe difficilmente quantificabile e con effetti a lungo termine, con ricadute sia a livello di micrositi che a livello delle valli contigue data la perdita di funzione dei crinali come corridoi ecologici".
"L’approvazione di tale progetto dovrebbe essere valutata con la più grande attenzione possibile e giustificare un proseguimento delle opere solo se saranno evidenti maggiori garanzie di resa ed efficacia energetica, poiché le perdite in termini di biodiversità sarebbero estremamente elevate", commenta il presidente Luca Calvini.
Il progetto del parco eolico prevede l’installazione di 32 aerogeneratori in un allineamento sui crinali tra le valli Prino, Argentina e Arroscia. L’altezza di ciascun aerogeneratore è di 209 metri con una potenza di 6,2 MW. "Il numero previsto di aerogeneratori e la loro collocazione ravvicinata, in rapporto alla ristrettezza del territorio, inducono a ritenere probabile la manifestazione di un potente effetto paesaggistico ed un notevole impatto visivo, per cui il paesaggio delle colline e montagne dell’area sarà profondamente e irreversibilmente modificato", riporta il CaIm nelle osservazioni.
"Una seconda conseguenza è l’entità delle trasformazioni e modifiche che il territorio dovrà subire legate agli interventi e alla durata di questi pari almeno a 48 mesi, secondo le indicazioni progettuali, con l’allargamento di strade e piste esistenti da adattare al trasporto dei componenti, un movimento continuo per diverso tempo di mezzi pesanti e modifiche al traffico. Le pale degli aerogeneratori, per via delle dimensioni previste, non saranno trasportabili mediante elicottero e dovranno essere portate sui luoghi mediante mezzi pesanti e issate con gru, anch’esse da trasportare preventivamente. L’installazione delle piazzole comporterà inoltre sbancamenti del terreno e potenzialmente alterazione delle sorgenti e dei corsi d’acqua dell’area; come per ogni intervento del genere gli sbancamenti, gli scavi, i materiali e rifiuti che ne deriveranno favoriranno una banalizzazione strutturale del suolo creando condizioni per l’ingresso di specie alloctone e opportuniste sia tra i vegetali che tra la fauna, particolarmente tra gli invertebrati".