Economia - 07 febbraio 2025, 07:00

Le Nuove Dinamiche del Mercato del Petrolio nell'Era Trump

Il discorso d'inaugurazione di Donald Trump, tenutosi lunedì 20 gennaio, ha lasciato intendere che gli Stati Uniti si preparino a diventare “una nazione ricca di nuovo, e sarà il oro liquido sotto i nostri piedi a farci arrivare lì”.

Queste dichiarazioni, unite a una politica energetica aggressiva, hanno acceso le aspettative sul mercato del petrolio nei prossimi mesi. In questo articolo analizziamo l'outlook per febbraio 2025, con un punto di vista arricchito dall'analisi di Emmanuel Hache, direttore della ricerca presso IRIS, specialista in previsioni energetiche ed economia delle risorse naturali.

La Visione Energetica di Trump e le Sue Implicazioni

Durante il discorso inaugurale, Trump ha ribadito il celebre slogan della campagna "drill, baby, drill" usato durante le elezioni del 2024, annunciando una politica volta ad aumentare in modo massiccio l'attività di perforazione sul suolo americano. Con la dichiarazione di una National Energy Emergency e la firma di un ordine esecutivo per "liberare l'energia americana", l'amministrazione intende rimuovere le restrizioni che ostacolano lo sviluppo delle risorse energetiche nazionali, in particolare:

  • Easing delle restrizioni: Misure volte a facilitare la perforazione in Alaska e a revocare il blocco alle esportazioni di gas imposto durante l'amministrazione Biden.
  • Obiettivo di aumento della produzione: Trump intende rafforzare il ruolo degli USA nel mercato globale del petrolio, già leader mondiale nella produzione e nell'esportazione di gas, superando persino paesi tradizionali come l'Arabia Saudita e la Russia.

Queste mosse, in linea con le precedenti politiche, mirano a consolidare la posizione degli USA come principale attore nel settore energetico globale.

Un mercato in evoluzione: il contesto di Gennaio e le prospettive per Febbraio

Il quadro di Gennaio 2025

Nel mese di gennaio 2025, il mercato del petrolio ha mostrato segnali di volatilità. Tra i fattori che hanno spinto i prezzi al rialzo:

  • Condizioni climatiche rigide: Le severe condizioni meteorologiche negli Stati Uniti hanno contribuito a ridurre le scorte di petrolio.
  • Sanzioni e revisioni delle previsioni: Nuove sanzioni sul petrolio russo e una revisione al ribasso del surplus di offerta per il 2025, da parte dell'IEA, hanno spinto i prezzi a raggiungere picchi di oltre 82 dollari al barile attorno al 15 gennaio.
  • Incertezza politica: I primi segnali dell'entrata in carica di Trump hanno generato incertezza, causando una successiva correzione al ribasso dei prezzi.

Le prospettive per Febbraio 2025

Guardando a febbraio, il mercato del petrolio potrebbe vivere ulteriori evoluzioni, influenzate da diversi fattori:

  • Politiche OPEC+: La decisione dei membri dell'OPEC+ di mantenere livelli di produzione contenuti continuerà probabilmente a esercitare una pressione rialzista sui prezzi, soprattutto se il surplus previsto si riduce ulteriormente (IEA prevede un surplus di circa 0,7 mb/d, inferiore all'1 mb/d precedentemente stimato).
  • Sanzioni su Iran e Russia: L'ipotesi di ulteriori sanzioni che escludano le produzioni di Iran e Russia dal mercato potrebbe contribuire a un riequilibrio, seppur con effetti incerti sul breve termine.
  • Risposte alla politica di Trump: L'aumento della produzione interna, previsto dalla nuova amministrazione, potrebbe aggravare un eccesso di offerta nel mercato globale, contribuendo a un'ulteriore volatilità dei prezzi.

L'outlook di febbraio è dunque caratterizzato da una forte interazione tra domanda stagionale, decisioni strategiche dell'OPEC+ e la risposta alle misure adottate dalla nuova amministrazione statunitense.

L'Influenza della Produzione Interna USA sull'Inflazione

Negli Stati Uniti, la produzione di petrolio ha conosciuto una crescita esponenziale negli ultimi decenni: dal 2009, sotto l'amministrazione Obama, la produzione è aumentata del 72%, seguita da incrementi del 25% durante il primo mandato di Trump e del 21% sotto Biden, portando gli USA a produrre in media 13,2 milioni di barili al giorno nel 2024. Questa espansione ha permesso al paese di diventare il principale produttore mondiale, ma il nuovo approccio di Trump mira a potenziare ulteriormente questa tendenza.

Impatti sull'Inflazione

  • Stabilizzazione dei costi energetici: Un aumento della produzione interna può contribuire a ridurre la dipendenza dalle importazioni e a contenere i costi energetici, un aspetto cruciale in un contesto in cui il petrolio incide significativamente sui costi di trasporto e produzione.
  • Bilanciamento tra domanda e offerta: Se la produzione statunitense dovesse incrementarsi eccessivamente, si potrebbe verificare un surplus di offerta che, pur abbassando i prezzi, potrebbe ridurre gli incentivi per i produttori, soprattutto quelli non convenzionali, storicamente sensibili ai segnali di prezzo.
  • Effetto sui prezzi dei consumi: La politica di tariffazione incombente, con possibili aumenti sui dazi commerciali, potrebbe contrastare l'effetto di riduzione dei costi energetici, incidendo negativamente sul potere d'acquisto della classe media.

In definitiva, la capacità degli USA di aumentare la propria produzione potrebbe fornire un cuscinetto contro le pressioni inflazionistiche, ma solo se bilanciata da una gestione attenta degli effetti collaterali, soprattutto nell'ambito commerciale e tariffario.

Le contraddizioni delle politiche di Trump: benefici e rischi

Il nuovo approccio dell'amministrazione Trump mira a favorire due obiettivi, che però appaiono in parte contraddittori:

  • Riduzione dei prezzi per i consumatori: L'intento è quello di abbassare i costi energetici per migliorare il benessere della classe media e stimolare il mercato del lavoro.
  • Incentivi alla produzione: Una politica di massicci investimenti e deregulation punta a rafforzare la produzione nazionale. Tuttavia, in un contesto di prezzi bassi, gli incentivi per i produttori potrebbero risultare insufficienti, creando incertezza nel settore, soprattutto tra i produttori non convenzionali.

Inoltre, la potenziale implementazione di tariffe elevate contro i partner commerciali, in particolare la Cina, potrebbe avere ripercussioni negative sull'economia globale, riducendo gli scambi internazionali e incidendo indirettamente sul mercato del petrolio. Secondo una recente analisi del CEPII, un aumento dei dazi potrebbe ridurre le esportazioni globali e deprimere il PIL mondiale, complicando ulteriormente il quadro per i mercati energetici.

Conclusioni: un futuro incerto per i mercati del petrolio

L'outlook per febbraio 2025 nel mercato del petrolio è fortemente influenzato dalle politiche energetiche aggressive della nuova amministrazione statunitense. Le dichiarazioni di Trump e le misure immediate adottate per “liberare l'energia americana” suggeriscono un'intenzione chiara: aumentare significativamente la produzione nazionale e rafforzare il ruolo degli USA nei mercati globali che incide direttamente nella quotazione petrolio controllando di fatto i prezzi.

Tuttavia, questo percorso non è privo di rischi e contraddizioni. Se da un lato l'aumento della produzione potrebbe contribuire a contenere l'inflazione e a rafforzare la posizione degli USA, dall'altro lato il potenziale eccesso di offerta, unito a politiche tariffarie restrittive, potrebbe destabilizzare il mercato globale, creando un ambiente di incertezza e volatilità.

In conclusione, mentre il panorama energetico si prepara a una nuova era sotto la guida di Trump, gli investitori e gli operatori del settore dovranno rimanere vigili e pronti a reagire ai continui cambiamenti delle dinamiche di offerta e domanda. La sfida per il futuro sarà trovare un equilibrio tra la necessità di stimolare la produzione e quella di garantire stabilità e sostenibilità economica in un contesto globale sempre più complesso e interconnesso.