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Attualità | 28 settembre 2023, 09:45

Militare di Marina ferito in servizio riconosciuto vittima del dovere

Militare di Marina ferito in servizio riconosciuto vittima del dovere

Era il 1982 quando un colpo d’arma da fuoco, sparato per sbaglio, colpì all’inguine il giovane della Marina Militare, Roberto Zaccaria. Questa ferita fu considerata inizialmente lieve, tanto che la vittima ottenne solo il riconoscimento della causa di servizio. Però, con il passare del tempo, il dolore aumentò e si fece persistente. Solo nel 2015 si giunse alla diagnosi di sindrome dolorosa regionale complessa (CRPS) e fu riconosciuto un grado di invalidità del 30%. Così, qualche anno dopo, Zaccaria decise di fare domanda per il riconoscimento dello status di vittima del dovere e delle conseguenti prestazioni.

«Avevo appena terminato il mio turno – racconta la vittima -. Dopo di me doveva subentrare un altro sottufficiale con la sua squadra, ma prima si effettuava il controllo delle armi. Il commilitone fece un gesto inconsulto e partì un colpo. Adesso il dolore mi accompagna per tutta la vita e soffrirò fino alla morte».

Purtroppo la giustizia si è fatta ancora attendere. Dopo che la domanda fu rigettata, Riccardo Zaccaria ha deciso di rivolgersi all’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto e dell’Osservatorio Vittime del Dovere. Nel 2021 il Tribunale di Ferrara esprime un primo parere positivo, riconoscendo le ragioni della vittima. Ora anche la Corte d’Appello di Bologna conferma questo diritto e condanna il Ministero della Difesa e il Ministero dell’Interno.

Con il riconoscimento dello status di vittima del dovere, Roberto Zaccaria ha ottenuto anche il diritto a determinate prestazioni assistenziali, tra cui una speciale elargizione dal valore complessivo di 60.000 euro, l’assegno vitalizio mensile di 258,23 euro, lo speciale assegno vitalizio mensile di 1.033 euro con gli arretrati dal 2019, e due annualità di pensione. Inoltre sono previsti anche l’esenzione dal pagamento del ticket per i servizi sanitari, l’assistenza psicologica, l’esenziona dall’imposta di bollo, il diritto al collocamento obbligatorio anche in favore dei familiari e a borse di studio.

«Un modo per restituire un po’ di giustizia a un uomo che ha lavorato per lo Stato e per la comunità», ha commentato l’avvocato Bonanni.

Risale agli anni ‘80 la prima codificazione di questi benefici, ma solo con l’articolo 1, commi da 562 a 565, della Legge 266 del 23 dicembre 2005 è stata definita chiaramente la fattispecie di “Vittima del dovere” e introdotta quella dell’Equiparato.

Un ulteriore passo avanti si è avuto anche grazie all’azione del recentemente scomparso Presidente Giorgio Napolitano. Venne così alla luce l’articolo 20 della L. 183/2010, per l’equiparazione a vittime del dovere di coloro che, in servizio nella Marina Militare, sono stati esposti ad amianto. Di conseguenza sono stati vittima del mesotelioma o di altre gravi malattie asbesto correlate. Dunque si deve al Presidente la svolta per la tutela del personale civile e militare delle Forze Armate.

«Si deve proprio al Presidente Giorgio Napolitano la svolta decisiva per la tutela delle vittime dell’amianto –continua Ezio Bonanni -. Fu proprio il tema di coloro che sono stati imbarcati nelle unità navali, quel naviglio di Stato, che determinò l’intervento del Presidente. Il Governo avrebbe voluto il colpo di spugna contro le vittime dell’amianto. Il Presidente rifiutò di controfirmare il collegato lavoro. In un poderoso richiamo alle Camere, uno dei tanti rimbrotti alla politica, sollevò il tema delle vittime che avevano respirato le fibre sulle unità navali».

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